I racconti del treno: umanità di seconda classe

Oggi ospitiamo una blogger che abitualmente racconta nei suoi post spaccati di varia umanità della provincia veneta. La ospitiamo perché a questo giro ha scelto il treno e i suoi abitanti, il popolo dei pendolari a cui siamo tanto affezionati. Lei è Galatea e il suo blog è un buon  posto dove fermarsi a fumare una sigaretta o a prendere aria, tra una fermata e l’altra del nostro lentissimo ma costante treno:

Invece che cercarlo con i sondaggi, bisognerebbe andarlo a scovare sui treni, il paese reale. E’ quella fiumana di gente che affolla i regionali sporchi, sempre più radi, che partono e arrivano in stazioncine dimenticate, dove, quando passa il treno, i binari, per lo stupore, si chiedono cos’è.

Già prima di salirci capisci che il regionale è un altro mondo, parallelo a quello dove viaggiano gli Eurostar, che sono ugualmente sporchi e disastrati, ma han sempre quell’aria più figa di chi sarebbe nato per essere efficiente, trasportare manager e turisti danarosi, e allora fa finta di avere i sedili puliti e persino la wifi in prima classe, e dentro ci va gente che appena montata sfodera l’iPad e legge là il giornale.

I Regionali no, non se la tirano, non ci provano nemmeno a fingere che qualcosa funzioni: arrivano al binario con lamento di dinosauro esausto, si fermano fra cigolii da racconto dell’orrore, porte che non si aprono e finestrini spalancati con tendine blu lercio svolazzanti, che dicono: «Se pensavi ci fosse l’aria condizionata qua dentro, ahahahah!»

L’umanità che ci entra ha il passo rassegnato delle pecore spinte nella stalla, ad una ad una, dall’unica porta aperta su cinque vagoni, e presidiata dal capotreno che controlla i biglietti. Ha un’aria severa e ufficiale, il capotreno, con il cappello d’ordinanza in testa e la divisa; pare uno dei Carabinieri di Boccadirosa, serio ed impettito, compreso nel suo ruolo di autorità, per quanto infima, come ogni italiano possessore di una carica qualsiasi. Squadra i titoli di viaggio ad uno ad uno, quasi facesse l’esegesi di un manoscritto antico, e li ricontrolla più volte, soprattutto se a porgerli sono degli stranieri che non sono evidentemente turisti, perché se vengono qua a fare le vacanze, gli stranieri, un minimo di tolleranza si può avere con loro, mentre se stanno qua per lavorare e vivere, no.

(continua qui)

Grazie a Galatea per la concessione.

Lascia un commento

Archiviato in Gli annunci del Capotreno, Racconti dal Treno, Seconda classe, Voce del verbo pendolare

Chi commenta è pregato di non sputare dal finestrino

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...