Pendolante

L’uomo del cartello non spaccia droga e non è colombiano. Non ha un losco aspetto sebbene dissimuli certamente imbarazzo. Se ne sta in piedi, nell’atrio della stazione, col suo vestito da manager, reggendo un cartello stampato. Sopra il nome di una persona e di un’azienda.
L’uomo del cartello è venuto a prendere un viaggiatore sconosciuto dal quale deve farsi riconoscere. Ma il ruolo di segnaletica vivente non gli piace. Il suo corpo si ribella e il cartello compare e scompare a intermittenza, abbassandosi e alzandosi a seconda prevalga l’irritazione o il senso del dovere.
Per dissimulare l’attesa, l’uomo del cartello consulta il display del cellulare, si nasconde tra le biglietterie automatiche, riguadagna il centro della sala per poi tornare indietro. Non lo sopporta proprio quel cartello. Sembra rimuginare sulla sua posizione in azienda, mica l’ultimo arrivato da mandare in stazione a fare il taxista  Eppure lo deve pur trovare lo sconosciuto, prelevarlo e portarlo a…

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