Un’altra sala d’aspetto: tra i marmi a Viareggio

Lo ammetto solo adesso, dopo mesi che scrivo su questo blog … chissà, forse avrei dovuto confessarlo prima. A me le stazioni piacciono.
Mi piacciono le stazioni ottocentesche, emblema di quella che era allora la Modernità, quando si cercava di mimetizzare quegli oggetti architettonici senza storia con decori storicistici che spaziavano dai templi greci ai castelli gotici.
Mi piacciono le delicate stazioni liberty o teresiane figlie di quello stato civile, dignitoso e corretto che fu l’Impero Austroungarico. Sono confinate nel nord-est in Italia, ma creano una linea che corre fino a Leopoli, ai bordi della Russia quasi asiatica, e ai picchi della Transilvania, dove si scorge la Turchia, asiatico rivale dai millenni.
Mi piace l’unica, e di una insuperabile bellezza nonostante i guasti degli anni, stazione assiro-babilonese italiana: Milano Centrale.
Mi piacciono le stazioni razionaliste, cioè d’epoca fascista così ci capiamo: ricche, sontuose, marmoree e dalle linee pulite e nette, un’architettura nuova per quella che doveva essere un’Italia nuova, dove i treni dovevano essere in orario.
Poi sono arrivati il Dopoguerra, la democrazia, la Fiat … ed i treni e le stazioni hanno perso interessi agli occhi dello stato. E si vede nelle sciatte ricostruzioni degli Anni Cinquanta, il cui unico fascino sta nella nostalgia per un’Italia che allora conosceva i “week-end”, le ferie di massa, ed il consumismo mentre si faceva immortalare nei musicarelli.
Questo per dire che mi piace girare in qualche stazione a fotografare sale d’aspetto per il blog. Ieri ero a Viareggio.

La foto non è mia, l’ho presa da Commons

Nel 1936, anni di colonie, non solo africane ma anche marine, la città si dota di una nuova stazione, al passo con le ultime mode. E l’architetto è lo stesso di quella di Alessandria, di cui abbiamo già parlato. Spigoli vivi, sfoggio di marmi policromi ed una grande sala biglietteria che cita il capolavoro dell’epoca, la stazione di Santa Maria Novella, aperta due anni prima: foto in bianco e nero della città e quadri, qui del nativo Lorenzo Viani, là di Ottone Rosai.

Uno dei corridoi

A destra per chi entra c’è un corridoio che porta al bar della stazione: mai visto uno così grande in una stazione di provincia. C’è il bigliardino fuori, e tavolini non solo dentro, ma anche sulla banchina. Nessuna foto perché popolati di vecchietti che giocavano a carte. Sul corridoio si affacciavano le due sale d’attesa, di prima e seconda classe: una adesso è chiusa, l’altra purtroppo ha perso il mobilio ed anche l’ingresso originale. Regnano le fredde scomode sedie seriali che abbiamo già visto ovunque

La sala d’attesa

Infine una chicca: esiste ancora la lavagna dove scrivere col gesso le variazioni dell’ultimo momento !

Si vede come allora segnalavano i treni straordinari (mai incontrati su questa linea !), oltrechè i soppressi

Il vostro Franz J.

5 commenti

Archiviato in La mappa, Sale d'attesa

5 risposte a “Un’altra sala d’aspetto: tra i marmi a Viareggio

  1. Non ci avevo mai pensato. Al fatto di doverlo dichiarare, intendo. Anche a me piacciono le stazioni.

  2. Paolo

    “Mi piacciono le delicate stazioni liberty o teresiane figlie di quello stato civile, dignitoso e corretto che fu l’Impero Austroungarico. Sono confinate nel nord-est in Italia…”
    Ehm, non è esattamente così. A Como e in molte altre cittadine sui laghi lombardi le stazioni ferroviarie sono in stile liberty. Nell’Alto Piemonte idem. Non solo nel Nord-est.
    “Suntuosi” non esiste. Si scrive “sontuosi”. Anche “weekend” in inglese non ha trattini. In questo e altri post nel blog i refusi si sprecano. Neppure “caffè” è scritto correttamente. Addio.🙂

    • Grazie per l’editing, anzi, se vuoi leggere tutti i post e dirci dove ci sono altri refusi te ne saremmo veramente grati. C’è da dire che purtroppo, non essendo la nostra occupazione principale, quella di scrivere sul blog, tarderemo di sicuro le correzioni. Ci potrai perdonare?😀
      (a proposito, a parte la stazione di Como, hai altre indicazioni di cittadine sui laghi lombardi da indicare? Così facciamo un giro di ricognizione da quelle parti e verifichiamo, magari con reportage fotografico)

  3. Quando studiavo la pianta di Milano per lavorare al documentario ho scoperto che la Stazione Centrale era posizionata altrimenti, rispetto alla sua collocazione attuale. Si trovava in Piazza della Repubblica, ed era una di quelle stazioni con il tetto a capanna tipiche dell’architettura di parecchie stazioni dell’epoca. Dovrei recuperare le immagini e scrivere un post storico. Pure sulla stazione Termini, in verità, potrei fare lo stesso lavoro di ricerca.

  4. Franz J.

    Sui refusi, accidenti se abbondano, lo so bene. Tant’è che manca pure un punto e virgola che crea problemi alla leggibilità. Infatti mi risulta che lo “stile teresiano” (tanto amato da Francesco Ferdinando d’Austria) sia realmente impiegato solo nel Nord Est.
    Correttore di bozze cercasi !
    Quanto all’idea di qualche post “storico” mi piace ! Sapevi che la prima stazione di Roma era a Porta Maggiore ? Milano mi pare abbia avuto svariate stazioni distrutte o riconvertite, c’era del materiale interessante sulla wikipedia in italiano.
    Io, da toscano, conosco un po’ di linee del tutto soppresse, con relative stazioni abbandonate. E mi pare di ricordare che esiste una linea dismessa, che parte forse da Orte verso Civitavecchia, le cui stazioni erano decorate con maioliche liberty.
    Franz “von” J.

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